FAQ doganali
Domande frequenti.
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35 risposte
Il plafond è il limite entro cui un esportatore abituale può acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’IVA, alle condizioni previste dalla disciplina fiscale. La dichiarazione d’intento comunica la volontà di utilizzare questa possibilità: non crea nuovo plafond e non elimina gli eventuali dazi.
Il peso tassabile è il peso utilizzato per calcolare il prezzo del trasporto secondo la tariffa del vettore. Può tenere conto sia del peso effettivo sia dell’ingombro della merce. È diverso dal peso lordo e dal peso netto richiesti per i documenti doganali.
Il carnet ATA è un documento doganale internazionale che agevola l’ammissione temporanea e la successiva riesportazione di beni identificabili, per usi e Paesi ammessi. È utilizzato, per esempio, per fiere, campioni commerciali e attrezzature professionali destinati a rientrare.
Il T1 è la dichiarazione utilizzata per il transito esterno, normalmente di merci non unionali. Permette di trasferirle sotto controllo doganale fino all’ufficio di destinazione, sospendendo durante il transito la riscossione dei tributi interessati. Non equivale allo sdoganamento definitivo.
L’A.TR. attesta la libera circolazione delle merci coperte dall’unione doganale UE–Turchia. Serve a richiedere il trattamento previsto da tale unione doganale: non certifica l’origine preferenziale del prodotto e non sostituisce un EUR.1.
Il transito doganale permette di spostare merci fra uffici o luoghi doganali senza assolvere a ogni frontiera tutti gli adempimenti dell’importazione definitiva. Il regime collega un ufficio di partenza a uno di destinazione e si conclude con la presentazione e i successivi riscontri doganali.
La visita delle merci è un controllo fisico disposto dall’autorità doganale per verificare i beni rispetto alla dichiarazione. Può riguardare, per esempio, natura, quantità, classificazione o identificazione della merce, anche con prelievo di campioni.
Le accise sono imposte indirette applicate a determinate categorie di prodotti, fra cui prodotti energetici, alcol e bevande alcoliche e tabacchi. Sono distinte dai dazi doganali e dall’IVA e possono comportare adempimenti anche nei movimenti all’interno dell’UE.
Il T2 è la dichiarazione di transito interno per merci unionali nei casi previsti. Consente di conservarne lo stato doganale durante un percorso che attraversa territori esterni all’UE, per esempio un trasporto fra due punti dell’Unione via Svizzera nell’ambito del transito comune.
Il T2L prova lo stato unionale di una merce nei casi in cui è necessario documentarlo. Non è un documento di origine preferenziale e non apre un transito: la sua funzione è diversa sia dall’EUR.1 sia dal T2.
La Convenzione di Washington, nota come CITES, disciplina il commercio internazionale di specie animali e vegetali protette e di determinati prodotti derivati. Secondo specie, prodotto e operazione possono servire permessi o certificati specifici, oltre ai documenti commerciali e doganali.
Le merci unionali precedentemente esportate possono beneficiare della franchigia dai dazi al rientro, di regola entro tre anni e nello stato in cui sono state esportate, alle condizioni dell’articolo 203 del Codice doganale dell’Unione. Il trattamento IVA richiede una verifica distinta.
Il Form A è un certificato storicamente utilizzato per provare l’origine preferenziale nel Sistema delle Preferenze Generalizzate. Nel sistema UE il passaggio al REX ha introdotto attestazioni di origine dell’esportatore: la prova da utilizzare dipende dal Paese beneficiario e dalle regole applicabili.
L’importazione in franchigia è un’importazione esente dai dazi per una fattispecie prevista dalla normativa e alle relative condizioni. Non è una facoltà generale dell’importatore: finalità, beni e beneficiario devono corrispondere al caso ammesso.
Prima dello sdoganamento bisogna definire chi paga i tributi, con quali modalità e, quando pertinente, mediante quali garanzie o autorizzazioni. Un conto doganale non sostituisce la dichiarazione e non comporta di per sé un’esenzione da dazi o IVA.
Nell’UE il deposito doganale è un regime che consente di custodire merci non unionali in luoghi autorizzati, sotto vigilanza doganale, senza riscuotere durante il vincolo i dazi e gli altri oneri previsti dal regime. Una zona franca è invece un’area delimitata designata dallo Stato membro.
Per spazi doganali si intendono i luoghi nei quali le merci sono presentate alla dogana o rese disponibili per le operazioni e i controlli previsti. Occorre individuare il luogo autorizzato o approvato pertinente alla procedura: non basta indicare l’indirizzo commerciale del destinatario.
Il dazio è un tributo doganale applicabile all’importazione di una merce. L’importo dipende dalla classificazione tariffaria, dall’origine e dalle misure in vigore; può essere calcolato sul valore in dogana, su una quantità fisica o mediante criteri combinati.
Il mandato documenta l’incarico affidato al rappresentante doganale e la forma scelta. Nella rappresentanza diretta il rappresentante agisce in nome e per conto del cliente; in quella indiretta agisce in nome proprio ma per conto del cliente.
Il cumulo dell’origine permette, quando l’accordo lo prevede, di considerare materiali originari o lavorazioni di Paesi partner nel determinare l’origine preferenziale del prodotto finale. Nell’area paneuromediterranea va verificato quali regole e relazioni di cumulo sono applicabili ai Paesi coinvolti.
I documenti doganali svizzeri dipendono dalla procedura e dal sistema utilizzato per la pratica. Per recuperarli occorre identificare l’operazione e rivolgersi all’ufficio svizzero competente; i riferimenti storici a e-dec vanno distinti dall’evoluzione verso Passar.
Un’operazione internazionale può avere effetti distinti su dazi, IVA e accise. Chi importa, chi vende, il luogo dello sdoganamento e l’utilizzo della merce incidono sulla valutazione: la corretta procedura doganale va coordinata con il trattamento fiscale dell’impresa.
Se la richiesta dell’EUR.1 viene presentata tramite un rappresentante, occorre un incarico che ne documenti i poteri. Il mandato autorizza a svolgere la pratica, ma non dimostra l’origine preferenziale dei beni: questa deve risultare dalla documentazione dell’esportatore.
L’EUR.1 è un certificato di circolazione che prova l’origine preferenziale nei rapporti disciplinati da accordi che lo prevedono. Può consentire di richiedere una riduzione o un’esenzione dai dazi nel Paese di importazione, quando prodotto e operazione soddisfano le condizioni dell’accordo.
La presentazione di una dichiarazione non conclude da sola l’operazione. Per l’esportazione occorre verificare il risultato di uscita delle merci dall’UE; per il transito occorre seguire la presentazione a destinazione e l’appuramento del regime.
Gli Incoterms sono regole ICC che ripartiscono compiti, costi e rischi della consegna fra venditore e compratore. La scelta va indicata con sigla, luogo preciso e versione, per esempio «FCA [luogo concordato], Incoterms® 2020».
Per avviare una pratica preparate fattura commerciale, packing list, descrizione precisa dei beni, dati ed EORI degli operatori e istruzioni sull’operazione. A seconda di prodotto e regime si aggiungono prove di origine, autorizzazioni o documenti della precedente dichiarazione.
Per richiedere un EUR.1 devono essere soddisfatte tre condizioni: l’accordo con il Paese di destinazione deve prevederlo, la merce deve rispettare le regole di origine preferenziale applicabili e l’esportatore deve poterlo documentare.
Il regime doganale dipende dall’uso della merce: la libera pratica per l’importazione nel mercato UE, l’esportazione per l’uscita e i regimi speciali per transito, deposito, uso particolare o lavorazione. La scelta va definita prima di presentare la dichiarazione.
La distruzione di merci sottoposte a vigilanza doganale richiede il coordinamento preventivo con l’autorità competente e la corretta gestione del regime. Non coincide con il semplice smaltimento commerciale di un prodotto.
La rappresentanza consente di affidare a un soggetto incaricato le formalità doganali. È diretta quando il rappresentante agisce in nome e per conto del cliente; è indiretta quando agisce in nome proprio ma per conto del cliente, assumendo il ruolo di dichiarante.
Il luogo di sdoganamento va scelto considerando percorso, importatore, destinazione finale e regime. Importare al primo punto di ingresso o proseguire in transito fino a un altro ufficio sono soluzioni diverse, da confrontare sull’intera operazione e non sul solo costo della dichiarazione.
Per una spedizione dall’Italia alla Svizzera si coordinano le formalità italiane di esportazione e quelle svizzere di importazione. Franzosini Italia segue il lato italiano; SA Luciano Franzosini è il riferimento per lo sdoganamento svizzero.
I COV sono composti organici volatili, presenti per esempio in alcuni solventi, vernici e miscele. Per l’importazione in Svizzera può essere rilevante la disciplina svizzera della tassa d’incentivazione: la valutazione parte dalla composizione effettiva del prodotto.
Franzosini Italia coordina le richieste di trasporto attraverso corrispondenti, casa madre e affiliate, collegandole alle formalità doganali italiane. Il primo passo è descrivere merce, ritiro, consegna e date desiderate.
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